E’ un duro lavoro.

“E’ un duro lavoro, ma qualcuno dovrà pur farlo”.
E’ questo che mi viene da pensare quando una certa copy, dopo la sua prima volta ad una presentazione creativa dal cliente, mi chiama, voce affranta, e mi dice: “Polly dove sei? Andiamo dal cubano, ho bisogno di un mohijto – e aggiunge – fai veramente un lavoro di merda, poverina!”.
Fare l’ account executive junior (ovviamente ancora in stage) a volte può sembrare proprio un lavoraccio, soprattutto quando, dopo mille mail e telefonate deliranti, l’unica cosa che ti ricorda che non sei solo una segretaria sembra essere quell’orologio che ha sempre superato da un pezzo le 18:00. E’ una “vita da mediano”quella dell’account, tra scadenza tassative e progress irrealistici, tra loghi in continua espansione e la voglia di chi vorrebbe lasciare altri segni in una pagina.

Io sono una creativa mancata, o autocensurata forse, succede.
Quando ho deciso di studiare comunicazione non sapevo bene cosa fosse un copy, ma forse l’idea iniziale era di diventarlo visto che io volevo “scrivere la pubblicità”. Ora sono un’account con aspirazioni da strategic planner, mi sarò persa per strada?non credo…
Io amo la pubblicità, quella bella da guardare, quella che ti attiva mille pensieri e pone nuove domande, quella di cui discuti anche a cena con gli amici (ops, forse il mio gruppo di amici è un po’ particolare in questo senso), ma mi rendo conto che non potrei fare granchè, mi rendo conto che essere creativi è qualcosa di veramente diverso.
Essere creativi vuol dire svegliarsi al mattino ed iniziare un discorso non con il “buongiorno” ma con un “sai, pensavo… “, attaccare post it dopo averci scritto su una parola bella, essere curiosi così tanto da non avere mai risposte a sufficienza, vuol dire guardare il mondo nei suoi mille colori ed azzardare nuovi accostamenti.

Io il mio contributo posso darlo in un altro modo, io la pubblicità bella posso provare a “venderla” e questa adesso è la mia vocazione. Scopo del mio “duro lavoro” sarà dare un valore alle idee, farle parlare quando davanti c’è gente troppo ottusa per capirle.
La mia fortuna è stata ed è tuttora vivere con persone che di idee ne hanno continuamente, vedere queste ragazze far nascere un progetto a chilometri di distanza, scambiandosi opinioni al telefono o dal computer di un internet poi arabeggiante e… fumante.
Federica e Michela, loro sì che sono creative, e a questa dote naturale aggiungono una forza di volontà e un entusiasmo che ho visto negli occhi di poche persone.
Ora quando dico che quella dell’account per me è diventata una missione, penso anche a loro: vedo nascere le loro belle idee e mi viene solo voglia di fare qualcosa per mandarle avanti.

E poi, diciamocelo, è anche vero che da soli questi creativi non ce la possono fare, per loro non esistono appuntamenti, tempi, a volte la forza della lora idea fa perdere di vista anche gli obiettivi.
Ecco perchè tra le gatte di via Plinio c’era bisogno di Sufi: quando Elisondo avrà troppa poca voglia di socializzare e Gru sarà troppo stanca per muovere qualcosa al di fuori delle dita sul telecomando, Sufi sarà lì pronta per organizzare, pianificare, presentare, motivare.

Salve a tutti e piacere, sono anch’io una gatta di via Plinio, tanto fiera di esserlo.

Paola

3 Comments

  1. vita gaia says:

    Io lo dico sempre: ognuno dovrebbe avere una Polly tascabile!!!!!

  2. il Viga says:

    Non pensavo che avessi una così alta considerazione dei creativi…un pò mi piace e n bel pò mi fa strano!
    Ma apprezzi anche quelli che la mattina invece di dire “buongiorno” o “sai, pensavo…” dicono…..”ugahhhhagguuhuuhuu…che sonno….”???

  3. Gru-Michi says:

    COMMENTO LASCIATO DALL’AULA DI INFORMATICA DEL CPO – PESARO.

    io dormo acciambellata sul letto accanto a quello della Polly.
    io so cosa significa vivere con un’account.
    fa la spesa in modo ordinato seguendo una lista prestabilita.
    non compra solo le schifezze con la cioccolata, ma anche una serie di cose sane e genuine.
    il suo letto è sempre in ordine, tanto che a volte mi devo sedere sul suo perchè sul mio non c’è posto.
    e ogni tanto mi dà uno scossone per farmi tornare su questa terra dicendomi: “Michi?”
    BENVENUTA SUFI.

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