Grassroot Marketing ovvero gente comune vs. marketing

In questi ultimi giorni mi sono trovata ad approfondire il tema del grassroot marketing, per quanto siano molte le perplessità che mi ossessionano.

Le definizioni lo descrivono come:

Un approccio non convenzionale ed estremamente flessibile, un rapporto interattivo con il consumatore, attraverso l’utilizzo di media non convenzionali, per una relazione proficua nel medio/lungo periodo: conquistare i consumatori attraverso i …consumatori! Fonte:mymarketing

Insomma si tratta di una strategia che si muove nella maniera opposta all’adv tradizionale: non si propaga attraverso media di massa, non si rivolge alla più ampia quantità di persone possibile ma si indirizza a una nicchia di consumatori intercettati parlando la loro stessa lingua. Gli strumenti di cui si serve sono gli hoax . In seguito ai quali si cerca di innescare un processo di propagazione virale, soprattutto attraverso i consumer generated media. Perché? perché le persone hanno molta più fiducia nei loro pari piuttosto che nella pubblicità.

Questo dovrebbe generare degli importanti cambiamenti all’interno del mondo della pubblicità, visto che ancora non si capisce come mai si parla di marketing alternativo e pubblicità come due cose radicalmente distinte e inoltre una domanda per i marketer: non vi sembra inutile continuare a parlare di fiducia e fidelizzazione al solo scopo di conquistarla per poi fotterla?

Ultima cosa: come mai si descrivono così spesso queste tendenze e si spiega come utilizzarle ma così di rado ci si domanda il perché nascono?

Perché le persone sempre più svincolate da ogni forma di legame cercano di aggrapparsi ai piccoli gruppi, alle comunità, al contatto umano, alla matericità e alla corporeità? [non lo so, ditemelo voi]

A proposito, voi non sentite una discrepanza tra quello che desiderate voi, con il vostro corpo, e quello che vi hanno insegnato a desiderare? [sì, Marzullo sarebbe fiero di me] si sa, le radici dell’erba non sono molto profonde…

6 Comments

  1. Michela says:

    Fè… che ne dici di non riciclare parte della tua tesi per i post nel nostro blog?!?

  2. Elisondo says:

    hm…peccato!

  3. massimo says:

    Ciao ragazze…sono Massimo del CPO! Lo so che non vi sareste mai aspettate un mio post,ma…eccomi!
    Fate dei discorsi interessanti!!!

    Ho letto questo vostro articolo sul tema, che mi ha fatto venire in mente una disciplina chiamata “memetica”, che studia la diffusione delle idee attraverso le persone….non so se ricordate il famoso “valeriooo” di qualche estate fa, o i tormentoni… ci sono degli studiosi che indagano come i memi (le idee per così dire virali) diventano vere e proprie epidemie verbali e semantiche! (cacchio, scrivo come la pozzato ormai:-)). Vabbe’, il libro è “Le nuove terre della pubblicità”, a cura di Gabriella Ambrosio…
    Per ora vi saluto..continuo a leggere!!! 🙂

  4. Gru-Michi says:

    Ciao Massimo!
    Della Ambrosio è carino anche “Siamo quel che diciamo”: divertente e veloce da leggere. Appena passo in libreria prendo quello che ci hai consigliato tu. A presto.

  5. Elisondo says:

    Vi consiglio questa interessante intervista della Ambrosio proprio su questi temi. Su comunitazione.it
    comunitazione

  6. Sufi says:

    Ciao Massimo…
    mi raccomando seguici con costanza e affetto ihihih!
    Gru, guarda che l’altro libro dell’Ambrosio ce l’ho a casa quindi non passare in libreria!

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