Il modo di scattare e condividere immagini e fotografie impatta sulla nostra percezione personale del passato?

In un articolo del Financial Times Charles Fernyhough ha presentato il suo libro The Baby in the Mirror.

In particolare ci fa riflettere sul fatto che oggi i bambini vengono ripresi in video e fotografati continuamente, e gli scatti vengono postati su Facebook e Twitter e si chiede se e come questa generazione verrà in qualche modo formata, valorizzata, commossa o forse ferita dall’esposizione della propria immagine.

In the early days the movie camera was saved “for best” (special events and family celebrations), [now] it is increasingly used to record everyday activities, particularly when the subjects are babies or when children themselves are doing the recording.

Exposure to such recordings has a profound effect on how we make sense of our own pasts. Photos and videos, watched and rewatched after the event, are absorbed seamlessly into the stories of our lives. From around two and a half, kids have a good understanding of how photographic representations work. They realise that an image represents a bit of reality and are beginning to understand that changes to the reality after the photo was taken will not somehow magically make their way into the representation.

Voi che ne pensate? Che atteggiamento avete nei confronti della pubblicazione di foto/video ecc.?

via: PSFK

Un commento Il modo di scattare e condividere immagini e fotografie impatta sulla nostra percezione personale del passato?

  1. Massic 19 giugno 2009 alle 10:32

    Secondo me non c'è nulla di male nel condividere le foto con amici e/o parenti lontani a mezzo social-network.
    Magari con un pò di attenzione ai settaggi della privacy, se usati correttamente garantiscono un minimo di controllo.
    Ciao e compliments per il blog!

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