Luoghi, non luoghi e marketing esperienziale

Se è vero che i non luoghi, intesi secondo la definizione di M.Augè (a proposito qui trovate un suo articolo: “Narrazione, viaggio e alterità”) si prestano molto alla pianificazione della pubblicità, perchè sono attraversati da una enorme quantità di persone sempre diverse, è altrettanto vero che sono i luoghi che Augè definirebbe antropologici, quelli che potrebbero diventare il luogo privilegiato della pubblicità.

Pensiamo ad esempio al locale preferito in cui incontriamo gli amici e a quegli spazi che sono stati chiamati da Oldenburg “il terzo luogo” perchè consentono di liberarsi dalle preoccupazioni e dalle responsabilità che si vivono in famiglia e al lavoro (il primo e secondo luogo). Pensiamo a tutte le emozioni che sono legate a quel luogo. Propio lì la pubblicità si sta annidando per cercarsi i consumatori. Perchè se lo scopo del marketing esperienziale è quello di

coinvolgere il cliente offrendogli un’esperienza memorabile. associata a sensazioni e ricordi piacevoli, capace di arrivare in profondità nei sentimenti del cliente e rimanervi a lungo.
V. Megido in Nuove terre della pubblicità di G. Ambrosio, p. 51

di certo è più facile farlo appoggiandosi ai luoghi che hanno già un significato per le persone (un esempio? Promocard…) senza dover costruire ad hoc un mondo preconfezionato dalla marca che poi, molto spesso, finisce per perdere di spontaneità.

La riflessione è nata da questo post su creativeclassics.

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