Ode ai percorsi professionali non convenzionali (ovvero la storia di come lavorare in una casa editrice ha migliorato il mio modo di fare web marketing)

Ho iniziato a lavorare nel digital con Marco all’inizio del 2007. Insieme a lui ho imparato un mestiere che ancora, praticamente, non esisteva in Italia: avvicinare consumatori e aziende in Rete. Decisamente innovativo

Poi nel 2010 ho fatto una cosa inaspettata: sono diventata Editor di Apogeo, il marchio del gruppo Feltrinelli dedicato alla manualista informatica. Decisamente tradizionale.

Forse. Ma in realtà è stata un’esperienza che mi ha insegnato molte competenze utili nel mondo del marketing digitale. Il lavoro sul Web è sempre, in una certa misura, un lavoro sui contenuti e io ho imparato a creare contenuti che rispondano alle esigenze dei lettori. Ho imparato a costruire piani editoriali complessi, ad avere una visione ampia e strutturata, a ragionare sul lungo periodo. Ho imparato a far tornare i conti, sempre. Ho allenato la concentrazione, ricominciato a leggere con un’attenzione ai dettagli che avevo perso, nella fretta. Ho imparato a scrivere titoli d’impatto, ma che mantengano le promesse. Ho letto idee e pensieri di tanti, bravissimi, autori grazie ai quali ho avuto modo di non interrompere mai il mio percorso di (auto)formazione.

Non sono cose che si imparano per forza lavorando in una casa editrice, ma io le ho imparate lì.

E quando ho ricominciato a occuparmi di comunicazione e marketing digitale (dal 2015 gestisco la comunicazione del catalogo ebook di Feltrinelli Editore) l’ho fatto in modo diverso. E, secondo me, migliore.

Scrivo questo post per tutti quelli che hanno fatto scelte giudicate “strane”.
Per chi si sente bloccato a una scrivania che forse non è esattamente quella dei suoi sogni.
Per chi è in un periodo in cui fa fatica a mettere a fuoco la sua direzione.

  • Le esperienze che facciamo ci completano, anche in maniera inaspettata. Un percorso professionale non del tutto convenzionale può essere ricco, complesso, sfaccettato. Valorizziamolo agli occhi di chi non lo sa leggere.
  • Nei tornanti di un percorso non lineare si annida spesso grande valore. Prendiamoci quello che ci serve. Mettiamo a frutto quello che abbiamo imparato, anche in ambiti diversi. Cosa importa dove abbiamo imparato quello che sappiamo? L’importante è avere la consapevolezza e la flessibilità che serve per applicare competenze, conoscenze e idee a situazioni diverse.
  • Uscire dalla nostra “bolla” autoreferenziale aiuta a guardare la realtà con occhi nuovi. Possiamo portare una boccata di aria fresca, non viziata ai progetti.
  • Il tempo passato a imparare qualcosa di nuovo non è mai tempo sprecato.  

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